Prima di iniziare ad addentrarci nel nuovo modo di fare impresa/salone facciamo un salto nel passato. La storia del parrucchiere è una di quelle figure lavorative più antiche e nasce nella preistoria, dove tutte le persone hanno sempre dato un valore importante alla capigliatura dalle donne agli uomini e questo lo si evince grazie alle testimonianze dei rituali che venivano praticati e di cui ne siamo a conoscenza. Durante la presenza degli Egizi l’uomo usava rasare completamente tutta la testa , quindi togliere la massa per poter usare parrucche e copricapi faraonici (Klaft) per identificarsi nelle varie divinità, le donne utilizzavano nastri, fiori, e cerchi metallici per enfatizzare la propria femminilità. Nel periodo greco si dava il via libera ai morbidi ricci alle prime acconciature e raccolti. Durante il medioevo i tagli erano corti e tondi per gli uomini mentre per le donne la capigliatura era rigorosamente coperta con bende in quanto la chioma era vista come un elemento sensuale e provocante. Nel periodo Neoclassico a differenza nei periodi storici precedenti dove era il parrucchiere ad andare dalle clienti nascono le prime botteghe e ritornano acconciature artificiose sia nelle donne che negli uomini aristocratici.

La prima vera trasformazione avviene durante la prima e la seconda guerra mondiale dove il parrucchiere viene chiamato a sopperire alle esigenze della clientela che in quel periodo vedeva come icona o riferimento il taglio e l’acconciatura del Re e la Regina. Con l’industrializzazione vi è una metamorfosi per  il parrucchiere, a differenza dei periodi precedenti dove  solo una classe sociale  poteva permettersi di essere alla moda adesso anche le altre classi sociali richiedevano questo fabbisogno. In questo periodo poco importava la posizione del salone, come era strutturato internamente, le vetrine ecc… La figura del parrucchiere era vista come un punto di riferimento per la clientela dove poter andare soddisfare le proprie esigenze, ma era anche visto come un luogo di incontro dove instaurare nuove amicizie, dove poter far due chiacchiere o spettegolare, come gli allora i caffè letterari. Il salone era così costituito: il Titolare e il garzone, di cui il primo si occupava di eseguire il lavoro e il garzone di pulire, raccogliere i capelli e mettere apposto e ogni tanto di eseguire qualche shampoo al cliente. Poco importava il tempo che il cliente poteva rimanere all’interno del salone e questo lo si evince dal fatto che vi erano dei clienti sia di sesso maschile che femminile che una volta ultimato il lavoro continuavano a ciacerè (chiacchierare) in salone. Il cosiddetto shampista, apprendista oggi chiamato collaboratore non poteva assolutamente dire la sua opinione sia in merito alla professione ma anche moralmente. Non poteva prendere iniziative o parlare con la cliente in quanto questa figura veniva sminuita o sottovalutata e addirittura alcune volte neanche retribuita. Poiché era usanza in quel periodo dire “ancora grazie che ti insegno un mestiere”. Il parrucchiere o titolare oltre a svolgere il proprio lavoro non si preoccupava più di nient’altro, l’importante che a fine giornata vi erano i soldi nel cassetto. Non si preoccupava della parte amministrativa, contabile, gestionale, non temeva la concorrenza poichè non ve ne era così tanta. Tutto il sistema era accentrato su di lui e non si preoccupava se alcuni giorni non lavorava più di tanto, perché sapeva che in determinati periodi dell’anno grazie alle feste avrebbe lavorato il triplo. La società in quel periodo non era influenzata mediaticamente come ai giorni nostri quindi non gli necessitavano tutti quei corsi tecnici/stilistici, ma soprattutto il livello di cultura e di esigenza della clientela non era come quella attuale. Ed eccoci arrivati ai giorni nostri, dove la clientela non riconosce più il classico parrucchiere ma  il consulente di immagine , colui che trasforma e realizza il sogno della cliente. L’ubicazione del salone la sua struttura  interna (ambience)  il suo staff, la sua competenza tecnica/stilistica, la comunicazione efficace,  la sua leadership , il metodo e comportamento da seguire all’interno del salone sono tutti punti cardini da eseguire all’unisono per essere riconosciuti come dei professionisti, più capaci e autorevoli. Ma si è aggiunto un altro fattore determinante per la riuscita del nostro successo in  salone ossia quello di trasformarlo da un’attività artigianale ad una vera e propria azienda, ossia nella gestione a 360° sia nell’aspetto gestionale che finanziario. Altri  elementi che si sono aggiunti sono in primis l’identificazione da parte dello Stato della nostra attività , l’innalzamento culturale da parte delle clienti ma anche l’aumento commisurato della concorrenza. Tutto questo è dato dalla globalizzazione ossia dall’accelerazione del fabbisogno delle esigenze dell’umanità. La prerogativa del consulente di immagine rimane sempre la stessa come allora, ovvero che la cliente all’interno del salone si senta riconosciuta e messa  a proprio agio ; ma in più vuole essere  ascoltata, capita, compresa, ma soprattutto valorizzata in un ambiente funzionale  confortevole e veloce !!!