Come diventare leader del tuo business

Leader: una parola che si usa sempre più spesso, dai media alle chiacchiere tra amici, fino al sociale e al mondo del lavoro. Ma cosa significa davvero essere un leader, e quali caratteristiche deve avere chi ricopre questa posizione?

Responsabilità, capacità di indicare la scelta giusta, esempio: tutte queste caratteristiche sono proprie di un leader che, oggi più che mai, è una persona capace di gestire e controllare le proprie azioni e reazioni. Ecco perché si parla di leader come di imprenditore di se stesso: qualcuno che sappia giustificare le proprie scelte e che sia costantemente aggiornato e desideroso di imparare ancora e ancora nonostante fatica e ostacoli. Essere leader del proprio business significa anche avere a che fare con gli altri, dando loro l’esempio: un lavoro impegnativo che comporta anche il mettersi in discussione con coraggio, fiducia in sé, ma anche determinazione e forte motivazione.

Come si comporta un leader? I 4 stili di leadership

Per quanto imprenditore di se stesso, un leader avrà spesso a che fare con diversi collaboratori, ai quali mostrarsi autorevole ma mai autoritario, e verso i quali non rivolgere lamentele ma anzi nuovi stimoli, costituendo una guida sicura per sé e per il proprio business.
Tipicamente, sono quattro gli stili di leadership da adottare a seconda dei casi. Un leader può dirigere, addestrare, sostenere oppure delegare. Chi dirige è un leader che, conferiti i compiti, attentamente pianificati, ne monitora l’esecuzione; chi addestra è un leader che dalla sua posizione di controllo coinvolge però il collaboratore mettendolo al corrente di decisioni e spronandolo; chi sostiene, ha verso i collaboratori un rapporto empatico, ne sostiene gli sforzi e insieme a loro condivide le proprie scelte; infine chi delega è un leader che ai propri collaboratori lascia la responsabilità di fronte a decisioni, problemi e difficoltà.

Chi è il leader vincente?

Osservate le declinazioni della leadership, qual è la conformazione migliore per il nostro business? La chiave della scelta è proprio il rapporto con i collaboratori, in relazione ai quali un leader non dovrà porsi in una relazione piramidale, al comando. Al contrario, sarà opportuno permettere che i collaboratori assumano responsabilità e compiti, crescendo professionalmente nello svolgere l’attività di cui sono parte integrante.

Ogni situazione è diversa dall’altra, e non sempre tempi e modalità di lavoro permetteranno di seguire passo passo ciascun dipendente in modo tale da capire le esigenze e lavorare in sinergia con ognuno, ottimizzando i compiti e creando un clima di lavoro propositivo. Ci sono però piccoli trucchi per riuscire al meglio. 

A ciascuno il suo: cosa deve fare un buon leader

Nell’ottica di creare un rapporto bidirezionale con il collaboratore, un buon leader adotterà di volta in volta soluzioni diverse ma efficaci. Il comportamento di un leader di successo prevede flessibilità nei confronti del dipendente: al contempo un leader dovrà mantenere un comportamento direttivo e uno di sostegno, aggiornando i collaboratori sui compiti e seguendo il più possibile il lavoro, ma anche ascoltando le esigenze dello staff e incoraggiandolo verso l’obiettivo, magari coinvolgendolo nel problem solving. Il leader capace è in grado di guidare se stesso, ma anche dirigere, di pianificare e dunque addestrare, di sostenere ma anche di delegare e diversificare, mostrando flessibilità.  

Strategie: quale e come scegliere?

Dopo tutte queste osservazioni, come si fa però a decidere quale leadership utilizzare per non rischiare di creare problemi? Due sono i percorsi da non abbandonare: competenza e dedizione, entrambi utili al lavoro ottimale, da una parte conoscenze, dall’altra fiducia e motivazione per operare al meglio. Un buon leader è colui che sa intuire quando queste linee guida rischiano di perdersi, e agisce per riprenderne il controllo sicuro.  Si può immaginare la curva di crescita di un business come una sequenza di livelli che via via vedono intrecciate competenza e dedizione. Tipicamente, i dipendenti in partenza avranno bisogno di competenze, più che di dedizione. Il principiante ha dalla sua motivazione e voglia di imparare, chi è subito davanti a lui ha bisogno di un addestramento più strutturato, da premiare con gratificazioni per gli obiettivi raggiunti. Al contrario, chi è già formato sarà stimolato dalla motivazione: è su quella che dovrà lavorare il leader. È importante avere sempre chiari i propri obiettivi, di volta in volta regolabili secondo ciascun collaboratore.

Lo schema può essere riassunto così:

Stile 1 – dirigere: ai dipendenti manca competenza, non fiducia e dedizione.
Bisogno: direttive e supervisione.

Stile 2 – addestrare: i dipendenti hanno competenza ma scarsa dedizione.
Bisogno: direttive e supervisione, incoraggiamento e coinvolgimento nei processi decisionali. 

Stile 3 – sostenere: i dipendenti mancano di sicurezza e motivazioni.
Bisogno: gratificazioni per accrescere la fiducia in sé.

Stile 4 – delegare: i dipendenti sono formati.
Bisogno: la minima supervisione. 

Quando manca dedizione: rimedi e consigli

Formare uno staff in competenza e dedizione non è sempre facile: è necessario che un leader sviluppi un piano programmatico dedicato alla formazione. Un processo utile è quello che si articola in quattro punti. Si parte con lo stile direttivo, si spiega cioè cosa fare; si passa allo stile direttivo, dimostrando come fare; viene eseguito dai collaboratori ciò che è stato imparato e, in un ultima analisi, si osserva il risultato riformulando i precedenti step se necessario, oppure gratificando i dipendenti. La gratificazione non è mai una parte del processo scontata: si può pensare a dei premi di produzione, corsi di aggiornamento oppure viaggi e cene. 

Sei curioso di capire se puoi davvero diventare un leader? Mettiti alla prova!

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